the host.

(bong joon-ho, corea del sud, 2006)
eccola la vera sorpresa: l'ospite del titolo non è il mostro ma gli stati uniti e le loro basi americane sul suolo coreano. una sorta di finding nemo fortemente politico, cinico, sprezzante nei confronti degli americani, in particolare dei neoconservatori e del loro credo sulle "nobili menzogne". ma è anche uno scossone al popolo coreano, che vive in uno stato di sudditanza e, invece di prestare ascolto alla sua gente, ubbidisce ciecamente al volere dell'ospite, umiliando un'intelligenza che preferisce far finta di non possedere; è un film sulla televisione, che magnifica le tragedie, mette in piazza il dolore intimo del lutto, amplifica gli abbagli costruendo le moderne psicosi, e si fa perverso strumento di conferma definitiva dell'identità: "sto in tv quindi sono"; è un discorso finalmente positivo sulla famiglia, che si stringe per salvare i suoi membri, si dispera quando fallisce e sa che, oltre le apparenze della quotidianità, c'è tanto orgoglio e altrettanto amore sotto. ma the host è anche un film dannatamente divertente, come solo un'opera asiatica sa esserlo, ricca di momenti di puro intrattenimento, che appassionano, travolgono, lasciando pure spazio all'emozione. per una volta la bestia resta bestia e la bella è una bambina (dio, che attrice.) senza smorfie e gridolini, ma che salta e lotta per la sopravvivenza. bong joon-ho si riconferma gran direttore. l'horror? non abita qui.


3 Comments:
Bene, benissimo.
Ora però se sabato non arriva in fretta io ammazzo tutti.
bello, ci si potrebbe fare un film!
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